È innegabile: nella fotografia, il genere maschile gode di un trattamento di favore.
Mostre, pubblicazioni, opportunità varie, troppo spesso appannaggio degli uomini, relegando le donne in un angolo dimenticato.
Persino Dio, nella sua onniscienza, storcerebbe il naso di fronte a questa palese ingiustizia.
È tempo di cambiare rotta, di dare spazio al talento, senza distinzioni di sesso. Uomini o donne che siano, purché abbiano la capacità di far evolvere la fotografia, di darle un respiro internazionale, di portare alla ribalta chi merita davvero, con verità e coraggio.
Io osservo tutto e tutti e la mia è un'analisi impietosa.
Troppo spesso, alle fotografe viene affibbiato il ruolo di "arpie", pronte a tutto pur di emergere. In effetti devo riconoscere che spesso inventano dei veri e propri mostri, corsi di fotografia dove regna sovrana la sola super tecnica che fa diventare tutto di una noia mortale o mostre "macina soldi".
Osservo le donne e le vedo arrancare, reinventarsi giorno per giorno, organizzano iniziative spesso prive di senso artistico, in un circolo vizioso, scelgono tra l'atro di coinvolgere altre donne, un set tutto al femminile, come se ciò giovasse a qualcosa, facendole pure pagare, perpetuando sistemi e lavori effimeri.
Certo questa non è arte, è più un “boh”, non so dargli un nome a questo brodo primordiale, un vero fenomeno contemporaneo.
Una cosa che accomuna queste donne e che gli fa veramente onore però è che sono certa che non abbiano ceduto ad alcun ricatto sessuale, ma questo è altro argomento scottante e troppo lungo, richiede un articolo dedicato.
Vedo interviste, articoli, libri, video sui social in cui, i critici e i maestri più autorevoli contemporanei, quelli a cui a mio modesto parere sarebbe affidato il duro e importante compito di scovare nuovi veri talenti, parlare tra le tante cose di fotografia femminile e nel farlo si riempiono la bocca citando i loro straordinari nomi: Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Tina Modotti, Francesca Woodman, Vivian Maier, Gerda Taro, Inge Morath.
Ecco do a tutti loro una brutta notizia:" queste donne non ci sono più, chi pensate che prenderà il loro posto?"
Sembra quasi che in modo sottile, si voglia ostacolare e impedire alle nuove generazioni di donne fotografe di raggiungere il loro livello. Perché le case editrici più importanti ignorano la fotografia femminile?
Perché agli uomini vengono offerte opportunità interessanti e sponsorizzazioni, mentre le donne devono pagarsi sempre tutto pur di esserci?
Ogni giorno, come dei bei funghetti, nascono nomi di nuovi fotografi maschi a cui vengono offerte grandi opportunità espositive o di pubblicare con editori di rilievo, nel mentre le donne, continuano ingiustamente a pagarsi e crearsi da sole le proprie occasioni spesso con scarsi risultati.
Dove vanno poi a finire questi "grandi" fotografi uomini, così tanto sostenuti da critici e curatori?" Cosa lasciano realmente al mondo? Creano veramente nuova storia?
Questi nuovi nomi che dal "Ma chi è... al ma chi era?" è un attimo! Ben presto l'Italia non avrà più nomi importanti che portano la fotografia italiana nel mondo.
Che noia e che barba! Sempre gli stessi meccanismi di scelta, da circoletto elitario che nel tempo porta al nulla cosmico.
La fotografia sta forse evolvendo verso un fare politico e di interessi e non ce ne siamo accorti? Dove va a finire l'arte, l'impegno etico e civile della fotografia dai grandi risvolti antropologici?
Vi porto banalmente il mio esempio che da oltre 10 anni mi propongo al pubblico con lavori fotografici lunghi e ragionati. Se da sola, con le mie uniche forze, investendo 5000€ per pubblicazioni di fotografia e per personali di fotografia che hanno avuto un grande consenso di pubblico, un pubblico appassionato, che avrebbe anche pagato un biglietto per vedermi e che voleva lasciare un'offerta per ringraziarmi del lavoro proposto, immaginate se avessi potuto giovare di enti o musei, case editrici importanti, sponsor o altro per riproporle in Italia ma anche all'estero. Invece nulla, fanno tutti finta di non vedere i risultati dei miei lavori, i consensi di chi mi segue con amore, gli vado anche in antipatia!
Come me, tante altre donne, creano con passione, entusiasmano, potrebbero fare la storia della fotografia italiana se ben supportate da chi può, invece hanno mille difficoltà per proporsi al grande pubblico. Che peccato! Che ingiustizia!
Io credo fortemente che sia tempo di dare una scossa al sistema, di abbattere le barriere, di offrire pari opportunità a tutti i talenti, senza distinzioni. Solo così la fotografia potrà evolvere, crescere e raggiungere vette inesplorate.
Solo così potremo scoprire i veri maestri del futuro, uomini e donne, capaci di regalarci emozioni autentiche e visioni inedite del mondo.
È una questione di giustizia. È una questione di arte. È una questione di futuro.
Questo mio articolo vuol essere un invito a riflettere, a scuotere l'opinione pubblica di chi ama veramente la fotografia.
La disparità di genere nella fotografia è un problema reale che soffoca il talento e impoverisce il panorama artistico.
Dobbiamo tutti fare la nostra parte per creare un ambiente più equo e inclusivo, dove le voci di tutti, uomini e donne, possano essere ascoltate e valorizzate.
Photo Credit immagine di copertina by Sergio Sechi